AGGIORNAMENTO AL 31/03/15

Il lavoro sulla mappatura degli immobili sfitti o inutilizzati nell’area metropolitana di Napoli è giunto a un punto cruciale. La faticosa fase di coinvolgimento delle amministrazioni comunali al progetto ha avuto un esito molto positivo e dei settantacinque Comuni interpellati più di cinquanta hanno dato adesione. Sono state raccolte le liste dei patrimoni di oltre trenta Comuni ed è stato avviato un faticoso lavoro di scrematura degli immobili in locazione attiva e quelli invece inoccupati.
In alcune località dove non si è potuta acquisire una lista di beni di proprietà comunale, ci si è affidati invece, al patrimonio privato in disuso e libero da ogni forma di contratto di locazione.
Il quadro completo degli edifici e dei singoli alloggi da destinare ad uso abitativo, se pur ancora in fase di definizione, appare, allo stato attuale, multiforme ed eterogeneo. Si riscontrano situazioni fra le più disparate sia per quanto riguarda le tipologie architettoniche, che per gli ambiti territoriali.
Sebbene, infatti, sia prevalente l’abbandono e il non utilizzo di edifici in ambito urbano, anche in zone più vicine a territori agricoli si è riscontrata la presenza di casali e immobili di vario genere che potrebbero rappresentare una risorsa concreta alla difficile situazione abitativa di immigrati e braccianti stagionali. La varietà dei contesti che sono stati analizzati, come si evince dalle schede di alcuni immobili, avvalora la convinzione, che è anche alla base di tutto il progetto, di adottare forme abitative diversificate ed innovative. Ciò rende ancora più esplicito, inoltre, la necessità di vedere il problema abitativo e contemporaneamente, la risorsa del patrimonio immobiliare inutilizzato, in maniera più ampia e articolata.
Per quanto riguarda l’aspetto architettonico dei manufatti visionati e il loro stato manutentivo, sia apre un altro scenario estremamente variegato. Le tipologie edilizie, infatti, sono le più disparate così come anche le categorie catastali e gli usi assentiti dai piani vigenti. Sono stati censiti, e mappati edifici storici in muratura, impianti recenti in cemento armato, alcuni fabbricati di edilizia economica e popolare ed anche residenze rurali. L’interessamento inoltre, dell’Agenzia del Demanio alla nostra iniziativa, ci ha consentito di ipotizzare soluzioni progettuali in strutture anche più complesse, come caserme o luoghi che un tempo avevano funzioni specifiche (ex ospedali, scuole etc.).
Non vi sono allo stato attuale molti edifici in cui vi si può immaginare un uso abitativo immediato, senza cioè, prevedere alcun intervento di ripristino o di manutenzione ordinaria del manufatto. La stragrande maggioranza degli immobili visionati, infatti, non versa in condizioni drammatiche, ma ha bisogno di opere di manutenzione e di adeguamento impiantistico. I serramenti generalmente sono deteriorati e l’adeguamento funzionale delle strutture seppur di live entità appare necessario in quasi tutti gli immobili censiti. Per altri poi, le problematiche appaiono ben più gravi, alcune strutture appaiono fortemente degradate e necessitano di opere più consistenti. In definitiva anche per quanto riguarda l’aspetto del recupero degli immobili si osserva che le tipologie d’intervento sono molteplici e diversificate e le tempistiche che sottendono ad un riutilizzo del bene variano da una quasi immediata locazione, a periodi più lunghi per espletare tutte le necessarie operazioni.
In questo scenario, l’attività che stiamo portando avanti ci appare sempre più importante al fine di avere un quadro complessivo esaustivo sul reale potenziale del patrimonio immobiliare in disuso, e la creazione di un database studiato appositamente, ci sembra essere uno strumento imprescindibile per il proseguimento del nostro lavoro.

 

AGGIORNAMENTO AL 4/03/15

L’attività di “ri-cerca” svolta in questi primi mesi di progetto è stata costante ed impegnativa. L’incessante promozione dell’iniziativa presso le amministrazioni comunali è stata scelta come condizione necessaria per dare il via alle operazioni di ricerca. Sono stati contattati più di quarantacinque comuni dell’area metropolitana di Napoli ed alcuni facenti parte della provincia di Caserta, ma che sono di particolare importanza nelle dinamiche della città metropolitana. Il lavoro svolto sul territorio ha riscosso notevole successo, soprattutto nei comuni con più alta densità abitativa la proposta di una mappatura più attenta degli edifici inutilizzati è apparsa necessaria, sindaci ed assessori si sono dimostrati interessati ed hanno stabilito incontri periodici per monitorare gli stati di avanzamento del progetto. Ad oggi possiamo quindi dire che le risposte delle amministrazioni a questa iniziativa sono state di tre tipi: Una piccola parte dei Comuni interpellati, in maniera particolare quelli sottoposti a commissariamento, non hanno dato adesione perché non interessati o perché tale proposta non risultava essere utile alle loro attività. Le loro risposte sono state evasive ed il reperimento di informazioni necessarie alla mappatura non è stato possibile. Un secondo gruppo di Comuni, pur mostrandosi favorevoli all’iniziativa e partecipativi nelle intenzioni, hanno mostrato carenze da un punto di vista organizzativo e quindi non hanno ancora trasmesso tutti un elenco di beni potenzialmente analizzabili e per cui la mappatura procede in maniera meno spedita. Altri invece, la maggioranza, si sono mostrati molto collaborativi e hanno intravisto nel progetto le sue grandi potenzialità future. Hanno pertanto, individuato una serie di immobili sia di proprietà pubblica che privata e hanno sostenuto l’iniziativa su più fronti. In alcuni casi si è ragionato in maniera approfondita sul potenziale espresso da alcuni complessi, ipotizzando soluzioni abitative di notevole interesse. Discorso a parte richiede il Comune di Napoli, il quale in più occasioni si è mostrato favorevole e collaborativo, ma il suo patrimonio immobiliare oltre ad essere ingente è di complessissima catalogazione. La lista dei beni di proprietà pubblica appare ancora incompleta e deficitaria nella sua determinazione. Lo stesso assessore al Patrimonio di comune accordo con quello all’Urbanistica hanno prospettato la volontà d’indagare le potenzialità del patrimonio opzionato dal Comune nell’ambito del federalismo demaniale. Sono state acquisite le documentazioni necessarie ed è stato aperto un efficace dialogo con gli uffici del Demanio per valutare proposte concrete per la valorizzazione del patrimonio disponibile. Allo stato attuale quindi la “ri-cerca” degli immobili procede senza sosta con all’attivo mappature su immobili di varie dimensioni e tipologie dislocati in più comuni; un intero edificio di proprietà comunale nel comune di Calvizzano, alcuni appartamenti nel comune di Melito, più di 120 alloggi nell’aversano, edifici vari nei comuni di Pozzuoli, Afragola, Torre del Greco, San Giorgio a Cremano, alcune proprietà private a Napoli e Mondragone, immobili del Demanio ricadenti nei comuni di Napoli e Nola e ancora altre che sono in procinto di essere avviate. Ogni giorno si riscontra un’adesione sempre maggiore all’iniziativa che necessità però di maggior tempo nell’elaborazione delle schede di mappatura e per i necessari incontri e sopralluoghi nelle diverse località.

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Utilizzare il termine RI-cercare, per indicare una delle necessarie operazioni svolte nell’attuazione di questo progetto, sottende la chiara volontà di indagare fisicamente il patrimonio immobiliare inutilizzato presente sul territorio dell’area metropolitana di Napoli. E’ chiaro, infatti, che la conoscenza degli edifici, dei manufatti, lasciati in stato di abbandono o sfruttati solo in parte nelle loro reali capacità, non si limita a un censimento svogliato, ma a uno studio attento e organizzato sia delle motivazioni che hanno portato al mancato utilizzo, sia alle caratteristiche architettoniche che ogni edificio possiede. Il termine Ri-cercare suggerisce, anche etimologicamente, l’azione dell’andare attorno, quasi in cerchio, interagendo con il territorio. Quest’aspetto è di fondamentale importanza ai fini del progetto che si sta realizzando, leggere l’area metropolitana di Napoli attraverso il suo patrimonio edilizio inutilizzato è appunto un’attività di ricerca, d’indagine. La mappatura, in questo senso, ha lo scopo di “ricercare” ambienti adatti ad accogliere bisogni abitativi di tipo nuovo, legare l’alloggio ai servizi, significa interpretare la città metropolitana moderna nella sua indivisibilità e al contempo nella sua unicità. Per mettere in atto tale ambizioso proposito, si è cercato il coinvolgimento di gran parte dei comuni ricadenti nell’area metropolitana di Napoli, da quelli che indiscutibilmente presentano maggiori problematiche dal punto di vista della domanda abitativa, sino a quelli che, pur non presentando criticità elevate, dispongono di un patrimonio inutilizzato considerevole. L’adesione al progetto delle amministrazioni pubbliche non è funzionale alla sola ricerca del patrimonio pubblico, anche quello di proprietà privata o del privato sociale, infatti, è di strategica importanza, ma è imprescindibile per la creazione di una rete che ha obiettivi comuni, di risposta ad un disagio abitativo crescente e di valorizzazione del patrimonio esistente. Il primo passo quindi per la costruzione di questa mappatura è stato quello di coinvolgere le amministrazioni locali e di renderle partecipi dell’iniziativa attraverso la compilazione di una prima scheda di analisi degli edifici a loro disposizione. Questa prima scheda, di carattere anagrafico e scaricabile anche su questo sito, serve ad avere una prima acquisizione di nozioni già utili alla selezione dei manufatti utilizzabili allo scopo. L’immenso patrimonio inutilizzato presente sul territorio, infatti, ha spesso caratteristiche complesse per il quale è difficile poter immaginare una destinazione a breve periodo. Successivamente a questa prima fase, sarà compito dello staff di progetto andare ad analizzare in loco e più approfonditamente, le caratteristiche qualitative degli edifici, senza tralasciarne nessun aspetto. A tale scopo la scheda finale è composta di cinque sezioni distinte, una prima, come già detto, che riguarda l’anagrafica dell’immobile, una seconda parte più attinente allo stato manutentivo e quindi lo stato fisico, una terza parte ne analizza i dati dimensionali vano per vano, una quarta che si concentra sull’accesso e vicinanza ai servizi di zona ed infine, una sezione dedicata all’efficientamento energetico. La compilazione delle suddette schede permetterà di avere un quadro quanto mai esaustivo non solo del singolo edificio, ma anche del suo legame con il contesto. E’ importante notare che l’ultima sezione, quella relativa agli aspetti energetici si è resa necessaria, perché la sfida che si presenta nell’immediato futuro, non riguarda solo un nuovo modo di abitare sotto l’aspetto sociale, ma la sostenibilità ambientale gioca un ruolo di straordinaria importanza nella costruzione di una comunità più responsabile.  Infine occorre ricordare ancora una volta che tale mappatura non è rivolta alle sole amministrazioni, ma anche singoli privati e organizzazioni del terzo settore posso partecipare alla sua costituzione. In questa pagina, attraverso il bottone “aderisci al progetto” è possibile scaricare una la prima scheda riguardante l’anagrafica dell’edificio, che una volta compilata entrerà a far parte del database del progetto, sarà quindi analizzata da un gruppo di esperti che prenderanno contatto con i proprietari per uno studio più approfondito.

Invitiamo quindi, tutti coloro che ritengono l’iniziativa meritevole e che sono interessati, a segnalare su questo portale tutti i beni immobili inutilizzati a loro disposizione in modo da ampliare l’offerta e rendere la mappatura uno strumento utile per molteplici finalità.

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