Il Progetto è finalizzato a creare e sviluppare una Rete di soggetti pubblici, privati e del privato sociale che si impegnino ad individuare e recuperare il patrimonio edilizio sfitto o non utilizzato, per “mobilitarlo” in favore della crescita di un’offerta locativa “a prezzi contenuti”, nell’area metropolitana del Capoluogo campano. In questa area è da sempre molto  scarsa l’offerta di alloggi in locazione e, attualmente, ancora più insostenibile è il livello dei canoni per le fasce più deboli della popolazione.

L’evidenza impone una presa d’atto della gravità di tale disagio e dei forti squilibri  che connotano in particolare il mercato dell’affitto, nonché la carenza, per non dire l’assenza, di servizi e strumenti a supporto di un corretto inserimento abitativo. E questo anche perché al disagio sono confrontati oggi, non solo quei segmenti di popolazione (italiani e stranieri) da tempo in condizioni di marginalità strutturale, ma anche i tanti soggetti, il cui numero è in continuo aumento, che per il persistere e l’acuirsi della crisi economica si trovano in  grande difficoltà a sostenere le spese per la casa: sfrattati, anziani, disabili, famiglie monoparentali o monoreddito, giovani coppie, studenti fuori sede, immigrati anche con soggiorno di lunga durata.

É per accrescere l’offerta di una locazione “moderata” destinata a soggetti in comprovato disagio abitativo che il Progetto ha elaborato e messo a punto uno strumento che consenta di individuare spazi, locali, abitazioni potenzialmente recuperabili e destinabili alla locazione. Si tratta di una specifica Rete di coordinamento di soggetti pubblici, privati e del privato sociale che si impegnino nel concreto ad individuare, mappare e mobilitare spazi sfitti o inutilizzati per accrescere l’offerta locativa, dando così risposta comune e condivisa al disagio abitativo del territorio.

L’impegno della Rete ad accrescere le opportunità locative punta al tempo stesso, laddove possibile, a far fronte al fabbisogno abitativo con risposte nuove e flessibili, rivedendo il concetto stesso di casa per adattarlo ad esigenze alloggiative che appaiono oggi profondamente mutate. Si è sviluppato di fatto un “concetto innovativo di abitabilità” (il social housing) più rispondente ai bisogni di mobilità caratteristici della società attuale. Il concetto di casa non è oggi sempre riconducibile al modello tradizionale di permanenza e stabilità e questo per la flessibilità delle condizioni di vita e di lavoro, peraltro non solo dei migranti, ma anche di larghe fasce di popolazione autoctona. Si tratta di avviare la sperimentazione di un “nuovo modello di abitabilità” richiesto da domande sociali quali quelle derivanti dal repentino cambiamento dei nuclei familiari, dalla pressione degli immigrati, dalla necessità di aggirare costi immobiliari inaccessibili, dalla inadeguatezza dei sistemi abitativi tradizionali per gli ambiti emergenziali.

Nel lavoro di individuazione degli spazi da riutilizzare la Rete è dunque contestualmente impegnata a verificare e valorizzare, nel quadro del riutilizzo degli spazi recuperati, le nuove modalità del social housing.

Nello specifico, il Progetto intende realizzare iniziative ed attività diversificate:

  1. I soggetti della Rete si attiveranno per “ricostruire” la consistenza reale del patrimonio sfitto, individuarne le potenzialità locative e le possibilità di utilizzo per situazioni emergenziali, per alloggi temporanei, per formule abitative innovative, di co-housing o, comunque, di un abitare sociale per il quale la casa non è solo un tetto ma coesiste con servizi individuali e collettivi.  I dati raccolti, relativi al patrimonio disponibile, convergeranno in uno specifico database.
  2. Contestualmente, verranno attivati sul territorio servizi di informazione e sensibilizzazione per supportare, tra l’altro, la realizzazione di un’indagine territoriale che, mediante questionari e colloqui diretti con testimoni privilegiati, consentirà di far emergere i fabbisogni abitativi reali e le loro specificità (anche in relazione ad identità e luoghi di provenienza “altri”).
  3. Dall’incrocio dei dati relativi al patrimonio disponibile con quelli emersi dall’ indagine sui fabbisogni dei potenziali locatari, sarà possibile facilitare l’incontro tra domanda e offerta, facilitando la locazione, da un lato, e rendendo possibile, dall’altro, di verificare nel concreto la replicabilità di soluzioni innovative di housing sociale, così come sono state sperimentate in altri contesti territoriali europei.

Il Progetto produrrà, inoltre, alcuni Rapporti che capitalizzeranno le analisi e riflessioni sulle politiche e gli interventi di housing sociale ed un Manuale della Buona Prassi attivata dal Progetto. Verrà, inoltre, organizzato un convegno finale per la diffusione dei risultati.

Il Progetto è finanziato dal Ministero dell’Interno (Fondo FEI-Programma 2013) e realizzato dal Capofila Aliseicoop, in partenariato con la UIL Napoli/Campania.